dj ancora in attività, da circa 35 anni, uno dei "vecchi" del mestiere, ha lavorato nei locali storici d'italia e attualmente al JIMMY'Z di MONTECARLO. Nasce con la musica funky, l'House e il tribale, disprezza la musica di plastica e non gli piace che li si rompa le scatole con richieste tipo Vllage People e similari,(siamo nel 2009) www.myspace.com/papadjmc
Trend Nu Generation: Aprile lo speciale 20 Anni di TREND disponibile in download l'articolo in PDF... per concessione di TREND NU GENERATION http://www.djing.it/pdf/50-55.pdf
CLAUDIO DIVA : “mamma..mamma… VOLEVO fare il dj “
Spesso quando mi viene chiesto, quando e' iniziata la mia attività di Dj oppure come esattamente ho iniziato a farla, ho sempre delle difficoltà nel dare una risposta precisa in quanto al mio esordio tanto tempo fa, quando ho intrapreso questa attività non sapevo esattamente ne’ cosa stavo facendo e soprattutto come dovevo fare.
Ma andiamo per ordine, quando avevo 15 anni (correva l’anno 1974) nel palazzo dove abitavo allora, a pianoterra, c’era un locale una specie di Wisky a Go-Go, questo era il nome con qui erano definiti questi piccoli locali ricavati in genere da scantinati generalmente posti sotto i bar in citta’, insomma una sorta di disco bar di allora, il tutto era gestito dalla famiglia un mio compagno di scuola, per questo ci fu permesso di scendere di tanto in tanto e dare una mano nel lavoro, dato che io avevo piU' predisposizione per la musica rispetto al mio compagno piu' indicato verso il bancone bar, fui incaricato di essere il “guarda-dischi” della situazione, infatti, il dj di allora non era altro che il titolare stesso del locale che cambiava i dischi tra un cocktail e l’altro, visto che spesso succedeva che il bar era troppo affollato e si creava il classico buco tra un disco e il sucessivo, ecco il perche' di questo mio “incarico”.
La mia passione e predisposizione per la musica mi porto’ dopo breve tempo ad un nuovo passaggio di grado, infatti, il nuovo compito fu la promozione da “guarda-dischi” a “metti-dischi”, potevo finalmente essere io a posizionare la puntina sul disco….. ero diventato “il mettidischi” ufficiale del locale almeno cosi fui chiamato dai componenti dello staff. www.myspace.com/claudiodiva
Dj Marco Grasselli: La passione di Marco Grasseli dj degli anni '80 è rimasta invariata in questi anni pur diventando un Avvocato di successo e specialista nel diritto d'autore. Socio fondatore dell'associazione A-DJ. www.studiograsselli.itwww.myspace.com/365324030
FOTO: DJ CLAUDIO STELLA:
DJ POOL STAND FIERA DI RIMINI: DJ FUNKY CISO PERCUSSION DJ MATTEO1987
DJ Story è un “CULT”: ci sono pervenute molte segnalazioni appassionanti sui dj che non sono ancora comparsi nella dj story di Trend aggiornateci info@djing.it---------------------------------------------------------------------------
Oggi l’appellativo su come porsi o soprattutto su come “definirsi”… è motivo di discussione. Essere un “disc jockey” per molti significa fare parte del passato. quello radiofonico o dei “metti dischi” degli anni ’70. Il riferimento storico legato alla mutazione del linguaggio è documentato .....
La prestigiosa rivista SUONO dedica tre pagine alla Professione dj raccontata in esclusiva da Piero Fidelfatti. Gli inizi, aneddoti, storia vissuta:
Il mio sogno di diventare un dj si realizzò ilprimo di agosto 1975... il gestore del dancing si vide annullare la programmazione del gruppo musicale, preoccupato cerco disperatamente di sostituire il gruppo, ma alla vigilia del nuovo mese era molto difficile, (solitamente i gruppi musicali erano scritturati per due settimane) il disc jockey del Locale insistette per condurre da solo la serata, convincendolo. Alla fine il gestore rimase allibito dal successo ottenuto, la gente che si divertiva, un continuo non stop di Shake (Fast) intervallati dai lenti (Slow) senza interruzione musicale, il pubblico era entusiasta di questa novità. Il gestore decise di annullare tutte le date confermate ai gruppi, per la mia gioia disc jockey…. e quella del pubblico della discoteca...
La storia della Dj culture, Italiana negli ultimi anni è motivo di interesse da parte della “Bedroom” Generation” che vuole ricostruire l’evoluzione, sia tecnica che musicale di questa professione. Nella mia lunga carriera come dj e produttore, ho avuto la possibilità di vivere in prima persona la continua e innarrestabile evoluzione del djing e della tecnologia. Dal “mettere i dischi” negli anni ’70, al “fare una serata” negli anni ’80, per arrivare al “dj set” d’oggi. Attraverso i vari corsi per dj, Master e Dj Clinic di cui sono il Tutor, ho constatato che il Djing continua ad affascinare ragazzi e ragazze, non solo, alcune edizioni di libri e DVD, sono oggetto di culto. Tim Lawrence, scrittore dell'autorevole libro Love Save The Day (storia della Club Culture e origini dei dj's in America) edito in Italia da Key note Multimedia, sta raccogliendo materiale, interviste sui dj's Italiani un percorso che durerà parecchi anni per documentare un libro dedicato interamente alla dj culture Italiana. La generazione di dj’s, degli inizi anni ’70 era inizialmente composta da una sparuta schiera di appassionati. Per noi era un vero DIY, un fai da te che si amplificava come un Tam Tam tra colleghi. Non esisteva Internet, neppure riviste specializzate. Agli inizi, il dj lavorava come “Resident” nei locali per anni o stagioni intere. Non avendo cosi la possibilità di ascoltare e paragonare il proprio stile o scelta musicale con altri colleghi. L’unico mezzo promozionale era la “cassettina” il mix tape registrato durante la serata. Il punto d’incontro per scambiare quattro chiacchiere, era l’incontro settimanale nei pochi negozi specializzati in dischi importazione. In alcuni, i dischi si acquistavano a “scatola chiusa” non li facevano ascoltare, sceglievi per istinto, per il titolo accattivante, per la copertina, dove si evidenziava la scritta: Discoteque special,Disc Jockey series, (il corrispettivo dei Promo o Only for dj d’oggi).
In altri disco shop i dischi si ascoltavano assieme a diversi colleghi. Le copie dei dischi erano poche e se qualcuno affermava che era “bello, una copia è mia” sicuramente qualcuno rimaneva a bocca asciutta . La figura del disc jockey (oggi si usa il termine dj) cominciò a delinearsi a cavallo degli anni ’70, chi suonava i dischi nei locali da ballo Dancing, negli intervalli dei “riposini” dei gruppi musicali, altri nei piccoli Night, Wisky a Go Go. Molti locali, affidavano a giovani studenti appassionati di musica, le selezioni musicali, i dischi li acquistava il dj ma su commissione, rimanendo proprietà della discoteca. Solo nel corso degli anni il dj iniziò ad avere la sua discografia personale. I disc jockey che lavoravano nei vari locali Italiani, i più richiesti, erano principalmente di colore, la nuova moda imponeva e associava che "nero" è uguale a: bravo ballerino, Swowman, gusto musicale innato e con i nomi che "suonano bene", molti di loro arrivavano da gruppi musicali, i quali facevano fatica a trovare ingaggi, soppiantati ormai dalla figura prorompente del disc jockey: Jean Claude, Ronnie Jones, Momy Awes, Glen White, Fred Tay, Hope, Tom e Bob, Freddy Petrus... Inizialmente i Gestori dei locali non davano molta fiducia a noi giovani “disc jockey” musicalmente preparati, ma non ancora pronti a gestire un’intera serata… La mia esperienza personale, iniziò nelle “festine” tra amici, nelle prime “console” in stabilimenti balneari con due giradischi e un crossfader , sfumando un disco e l’atro senza il preascolto per la cuffia (!) Nel primo Dancing, (1973) un vero locale con la cabina regia, e una pista da riempire. il “The Danzante” della domenica iniziava alle 15 del pomeriggio per terminare alle 21. La musica proposta variava dai singoli della Hit parade, ai primi dischi promozionali distribuiti dalle case discografiche. Rock Soul e Rhythm & Blues erano i generi musicali proposti.
L’alternativa ai gruppi musicali erano i disc jockey, i più attenti e capaci cominciarono a coinvolgere il pubblico con animazione, frasi goliardiche, spesso riprese dai colleghi “speaker” della radio nazionale, o dalle radio più in voga in quel periodo come radio Montecarlo e Radio Luxembourg. Il dj, per i gestori dei locali, doveva essere un “personaggio” inteso come una figura, che non doveva solo “mettere” i dischi, ma animare la serata, coinvolgendo il pubblico. La cabina “regia” era composta da due piatti un mixer, poche centraline di luci e il registratore a bobine Revox (obbligatorio registrare la serata, l’intero programma, nell’eventualità… di un mal di testa). I giradischi installati nelle console di quel periodo erano principalmente i modelli della Thorens, il “Must” per l’Hi-Fi, ma certamente non adatti al mixing. Poi la preferenza, si spostò ai Lenco L75 questo modello di giradischi soddisfaceva pienamente le esigenze del dj, allora grazie alla trazione a puleggia (transizione intermedia, tra la trazione a cinghia, la più amata dagli audiofili, e la trazione diretta, la preferita da dj) si interveniva manualmente sul disco, per effettuare le tecniche di Cueing, frizionando il disco senza bloccare la rotazione del piatto. La leva della selezione velocità Pitch Control, permetteva una variazione notevole di giri, 16/33/45/78 usando le posizioni intermedie della selezione giri, si aumentava o diminuiva la velocità della rotazione del piatto. Permettendo la sincronizzazione della velocità metronomica dei dischi, BPM sperimentando le prime tecniche di BEATMACHING. Con il passare degli anni le preferenze dei “Piatti” passarono ai primi modelli della Techcnics con il variatore di velocità (Pitch control) a rotellina (DL03) o il digitale (SP15). Per un certo periodo anche il piatto della Denon DP 1200 ebbe una larga diffusione. Il piatto della Technics SL1200Mk2 uscito nel 1979, con trazione diretta e motore High Torque, divenne lo standard nelle console di tutto il mondo, oggi è ancora in produzione, (ma con molti concorrenti) che adottano la trazione HT (il brevetto, della Technics, disponibile su licenza, non più esclusiva).
Nel periodo fine anni ’70, quello della “febbre del sabato sera” tutto era lasciato alla creatività e fantasia dei DJ, non esistevano scuole di lavoro, si cominciava a mixare di più e parlare di meno sui dischi. Le tecniche del dj si affinavano grazie alla continua evoluzione non solo tecnologica ma anche discografica, i clubbers veri protagonisti delle Dancefloor, richiedevano un non stop musicale per non interrompere il loro divertimento, molte volte i dischi, allora principalmente 45giri o selezione da album, contemplavano dei Break sfumati sul finire del lato A del singolo e ripresi nella B side, interrompendo il Mood musicale. Con l’intuizione di Toum Moulton, (tecnico e ingegnere del suono), nasce il Disco Mix. La “leggenda” racconta della necessita di riversare su un Acetato una disco version, che però in mancanza del supporto (7 inch) fu riversata su 12 inch, (standard per i 33 giri), mantenendo la velocità del singolo a 45 giri, si scopri cosi la maggiore fedeltà e dinamica grazie alla velocità e ai solchi più incisivi, e la possibilità di usare delle extended version per la maggior durata dell’incisione. Si iniziò cosi a produrre il disco mix, prima a livello promozionale poi con grande e inaspettato successo, come supporto di vendita. L’evoluzione tecnologica partiva sempre dall’esigenza dei dj, arrivando poi a diventare un accessorio indispensabile per il lavoro, ma simultaneamente anche un modello di bussines per il dj gear.
L’ evoluzione del djing pone lo Slip Mat come accessorio indispensabile per il mixing e turntablism, (serve a far scivolare di più il disco per le partenze immediate). Ai primordi del djing molti dj sostituivano la gomma del piatto con dei 45 giri o le buste di nylon che si trovavano all’interno dei dischi (quelle antistatiche), questo accorgimento servì ad affinare la tecnica, non si usava più fermare il piatto del giradischi ma il disco. L’evoluzione avvenuta per il trasposto da parte dei dj per i dischi: dalle scatole di cartone alle “ceste” per il trasporto del pane” alle prime Flight Case, fiore all’occhiello per il Made in Italy, (presentate alla fiera di Rimini nel 1986 dalla dee jay pool), usate poi dai dj’s di tutto il mondo. Leader indiscussa delle testine audio per il clubbing la Stanton, da subito i dj adottarono i vari modelli di stili e testine, il modello 680 diventò il aprezzato dai dj, poi affiancato da marchi prestigiosi come Ortofon e Shure. E da segnalare come molte volte alcuni accorgimenti, artigianali, adottati da dj negli anni ’70 diventano poi delle utilities adottate dalle aziende, basta ricordare (un esempio su tutti), la monetina (50 lire) incollata sulla Shell, per dare più peso alla testina, per effettuare le prime tecniche di cueing e scratch evitando il salto dello stilo dal solco del vinile. Oggi quella idea e stata adottata dalla Stanton, con la produzione della Shell H 45 con un peso di 4g aggiuntivo, per affrontare manipolazioni estreme della testina. Da segnalare come il dj abbia tracciato l’evoluzione della cuffia (Headphone) dai modelli a padiglione chiuso delle prime cuffie hi-fi, alla vasta gamma di oggi. Disponibili sul mercato vari modelli disegnati su specifiche del dj, dalla monocuffia della Sony (il dj utilizza solamente un padiglione per il CUE) ai nuovi modelli con i padiglioni reversibili e ruotabili verticalmente per adattarsi al monitoraggio da un solo lato. I mixer audio che si utilizzavano erano inizialmente, mixer Hi-Fi, o mixer con caratteristiche live, come Davoli , Lem e BST, adattati alle nuove esigenze (ingressi Phono…) in alternativa realizzazioni artigianali e pionieristiche come quella di Maks (Ghedina) di Cortina D’Ampezzo, che accolse le direttive di noi dj, inserendo funzioni di preascolto “CUE” controllo di Gain e equalizzazione su ogni canale del mixer. I modelli degli anni ’70 in Italia erano principalmente Davoli, Perser, Citronic, negli anni ottanta: Power e Outline… La rivoluzione tecnica e la creazione di un vero mercato per i Bedroom dj, acquisita dal Turntablism, è da attribuire all’azienda americana Gemini. Con la nascita del fenomeno Hip Hop e Scratch e all’intuizione di dj’s come GrandMaster Flash, fautore del riconoscimento mondiale di un nuovo fenomeno l’uso del “piatto” come uno strumento musicale e il mixer come controller, usando il Crossfader come mezzo di controllo di attack /sustain/release/cut del disco. Il mixer Gemini MX475 è entrato meritatamente in una esposizione storica, al Museum of Science and Industry di Chicago. Oggi il mercato dj oriented offre molti modelli di mixer da quelli entry level, al battle mix , club mix con slider professionali Penny & Giles o con rotary Fader, (molto usati nei club Americani, in Italia nelle prime radio libere), la nuova generazione di mixer è ricca di controller per PC via MIDI è integra DSP digitali per effetti audio. La vera esplosione del fenomeno dj si confermò a cavallo tra gli anni ‘70/80 con la fine della disco music e la creazione di nuove mode e filoni musicali. La disco Music, il funky e il rock. “La febbre del sabato sera” stava esaurendo l’interesse verso i dj più d’avanguardia, (il termine “tendenza” non era ancora in uso). Si era alla ricerca di qualcosa d’alternativo, l’House Music. In America i più importanti DJ, dal ’75 in poi, furono collaboratori d’innumerevoli successi discografici. A loro inizialmente era affidato il compito di mixare i dischi, adattandoli alle loro esigenze, estendendo le versioni, inserendo break strumentali. Larry Levan, Walter Gibbons, Tee Scott, Tom Savarese e altri erano un marchio di garanzia; il loro nome tra i crediti rappresentava una garanzia d’acquisto e qualità. Solo con il passare degli anni i dj cominciarono a proporsi come artisti. In Italia, nei primi anni ’80, ci fu una vera e propria esplosione di questo fenomeno, denominato “Italo Disco”. Molti dj divennero insostituibili per la creazione di questo filone musicale. L’Italo Disco aprì un mercato, non solo discografico, portando il dj ad essere protagonista in studio di registrazione. Con l’avvento dei primi campionatori, i vari modelli dell’Akay su tutti e lo storico Computer Atari, l’unico con le uscite MIDI incorporate, il dj si cimenta in produzioni a basso costo con l’ausilio delle Drum Machine Roland 808/909 e i synth Juno 106, Jx8p… Nel frattempo la figura del dj inizia ad avere un importanza rilevante nell’ambiente musicale. I frequentatori della discoteca cominciano ad identificarsi sempre di più con i loro dj preferiti e non con le disco. Per ascoltare il dj e le sue selezioni musicali, si comincia a migrare anche per centinaia di km pur di ascoltare il dj e la sua musica.. Il dj diventa sempre più artista, e conteso dalle discoteche più acclamate, con ingaggi economici sempre più alti, diventando spesso dj guest, nella stessa serata, in locali di diversi. Il dj e promotore e manager di se stesso, ha almeno un disco all’attivo come produttore, questo lo aiuta nel proprio lavoro e immagine.
L’EVOLUZIONE
Il futuro del “mezzo” di lavoro è legato ai software di simulazione consolle dj per PC, con funzioni atte ad emulare la manualità delle tecniche del vinile o dei cd player. Questo, stimola la creatività artistica e tecnica del dj, mutando però la manualità, portando il dj ad essere più tecnico. Il dj rimane identificato nell’istantanea dell’immaginario collettivo, nell’azione al giradischi con la mano sul disco in vinile (djing). Basta osservare negli innumerevoli spot televisivi o di stampa, dove questa immagine e proposta in maniera totalitaria. Il “lavoro” del dj si è modificato anche nella manualità legata al suonare la musica, dal proporre i dischi coni gesti di rito, dall’estrarli dalla copertina, alla preparazione sul piatto per essere suonati, comportano a volte una gestualità teatrale che affascina chi osserva il dj nello svolgimento del suo lavoro lo stesso che negli anni ’70 era sinonimo di passione ed esaltazione nella ricerca del mixaggio perfetto, negli anni ’80 si puntava ad una personalizzata ricerca musicale, sfociata nella produzione musicale l’innovativa “House Music”. Negli anni ’90, si consolido il ruolo di dj e produttore musicale, spingendo il ruolo di dj musicista anche con il solo mezzo “dei piatti”. Per arrivare ad oggi, dove si ritiene che il mezzo più importante per il successo di un dj, sia quello di produrre una hit discografica.
Trend Aprile 2007 - Guida Tutti dj... by Fidelfatti
Il mix perfetto…il risveglio è lento, la notte trascorsa con il sound nel cervello, due dischi girano nella mia memoria, la ricerca inconscia del mix perfetto? Forse, il ricordo è legato a poche ore prima, dove la testa è sempre china sul mixer, le mani impegnate nei piatti. L’attimo in cui alzo lo sguardo per vedere la gente che balla, scopro un fiume che scorre, un’onda” che si rinnova, disco dopo disco, le facce soddisfatte, il sudore, il trucco sfatto, i movimenti… tutto è nelle mie mani…“nessuno deve lasciare la pista”… mosse sinuose catturano la mia attenzione, attorno al suo “ballo” si crea un vortice, tutti cercano di seguire i suoi movimenti, la folta chioma rotea al ritmo delle percussioni, le mani seguono il “beat”… il piede batte al ritmo nel “cambio” dei dischi… La mia concentrazione è nella sua figura, centinaia di persone ballano in pista, in un attimo diventano, parte di uno scenario, surreale, le luci strobo esaltano i movimenti dei corpi che trovano nel sound, il ritmo tribale, seguono un istinto primordiale, un amplesso tra luci e musica dove sono protagonisti…è adesso? La concentrazione è sul disco… sta finendo!!! La “magia” deve continuare, una veloce ricerca trai i dischi.. un flash, in un attimo la mia mente crea una virtuale sequenza.. il disco giusto… è questo!!! il vinile segue i movimenti di rito, rotea tra le mie mani, lo metto sul piatto, la ricerca del solco è automatica, non avevo pensato solo al ritmo, quello muove il corpo, ma la loro mente sta seguendo un “viaggio”. la voce della cantante sa “toccare” le giuste vibrazioni…. effettuo il mix… non sto con la testa china sul mixer, anzi cerco?…non devo cercare niente!!!… sono in pista con loro, l’emozione è unica, entro con il disco in mix, la gente sente “l’onda” che sale, il sound si fonde tra i due dischi, i miei movimenti del corpo accompagnano il ritmo, la tecnica. Il rito ancestrale si amplifica, la mia concentrazione e nei movimenti di una, dieci, cento, mille persone…chiudo il fader del mixer lasciando il disco precedente ad un… ricordo… osservo le mani che seguono il ritmo del nuovo beat, volti illuminati, urla di gradimento… la mia mano destra alzata, approva…la notte è lunga…. l’emozione di una vita… vita da dj. Piero Fidelfatti
FROM DISCO TO DISCO…
The perfect mix ... the awakening is slow, the night spent with the sound on your mind, two records are turning on my memory, the unconscious research of the perfect mix? Maybe, the memory is connected to a few hours ago, when the head is always bow down on the mixer, the hands engaged skills on the turntable. The moment I lift my look at people dancing, I find a new river that flows, a new wave, vinyl after vinyl, the satisfaction on faces, the sweat, the undone make up, the movements...everything is on my hands... no one has to leave the dance floor”... sinuos moves catch my attention, around its “dance” there is a whirl, everyone trys to follow its movements, the thich hair rotates by tbe rhythm, the hands follow the “beat”...the foot beat the rhythm when “mixing” the disc...My concentration is on her figure, a hundred of people are dancing on the dance floor, in a moment they become part of one surreal scenary, the strobo lights excited the body movements that find in the sound a tribal rite, they follow a primordial instinct. My concentration is on the vinyl track...is ending!!! The “magic” must go on, a quick research through the disc... a flash and in a moment my mind create a virtual sequence...the right record...here it is!!! The vinyl follows the movements as a rite, goes around between my hands, I put it on the turntable, the research of the cue is automatically, I didn’t think about only the rhythm , that one moves their bodys, but their mind is travelling, the singer’s voice can “touch” the right vibrations... I’m playing the mix...My head isn’t bent on the mixer, actually I am looking for...? I don’t have to look for anything!!!...I am on the dancefloor with them, the emotion is one only, I get in with the record into the mix, people feel the “wave” coming up, the sound melts between the two records, my body movements are with the rhythm, with the technique. The ancestral rite expands, my concentration is on the movements of one, ten, a hundred, thousand people...I close the mixer fader leaving the previous record as a...memory...I observe the hands that follows the rhythm of the new beat, lightning faces, screams of appreciation...my right hand lift up, approves... the night is long...a life time emotion...life as a dj _Piero Fidelfatti