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DJ
SI NASCE O SI DIVENTA?
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Madre natura, autodidatti e corsi per DJ ---
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Frequentare
dei corsi o imparare da soli? E i corsi per dj sono interessanti
o inutili? Tra le varie iniziative legate al progetto
"the Art of Djing", il sondaggio sulla "professione
dj" online all'indirizzo www.djing.it, ha fatto trasparire
un aspetto importante, quello della formazione dei dj.
Sono pienamente d'accordo sul fatto che questo è
un lavoro che si apprende con la pratica, acquisendo esperienza
e capacità con il passare degli anni, però
ritengo che sia importante una formazione di base, importante
per qualsiasi attività o disciplina, soprattutto
artistica. Per molti anni in Italia la scuola per dj ha
rappresentato per i giovani qualcosa d'affascinante e
determinante per la loro professione. A parte alcuni casi,
queste scuole o corsi per dj, sono però ora considerati
inutili. All'estero invece ci sono addirittura delle cattedre
universitarie che integrano seminari sulla professione
del dj.
Proposi il primo corso per dj e operatori musicali, esattamente
vent'anni fa, creando una vera scuola con relatori tra
i più importanti del panorama musicale, non solo
disc jockey, ma tecnici e discografici. Ancora oggi dopo
avere contribuito alla formazione di alcuni tra i più
validi dj del panorama italiano, alla domanda "come
posso diventare un bravo e famoso dj?" rispondo di
affiancarsi a un collega, seguirlo per carpirne i segreti
e consigli, ascoltare e imparare dalle sue scelte e dai
suoi errori, perché prima o poi l'occasione arriva,
al suo primo impegno artistico o per un "mal di testa",
si può essere la persona più adatta a sostituirlo.
Ma, poiché non è facile trovarsi in questa
condizione, per molti l'alternativa rimane quella di imparare
da soli. Tuttavia, la sola passione non basta. I "Master
in djing", per esempio, (vedi sempre www.djing.it),
cercano di colmare un vuoto, proprio per cercare di ricreare
un interesse verso la professione del dj e per dare una
nuova attendibilità ai corsi che, in genere, offrono
un programma vario, ma spesso lontano dalla realtà
del "djing". Un fatto rilevato dal sondaggio
è la volontà di apprendere, per diventare
dei professionisti e per migliorare le proprie capacità.
Iniziare questo lavoro è per i giovani sempre più
arduo e costoso. Fino agli anni Ottanta una delle aspirazioni
dei giovani dj era mixare dei dischi per farsi la cassettina,
per poi proporla ad amici o gestori di locali. Oggi ci
rinunciano in partenza, sapendo che non serve a niente.
Certamente per loro e più interessante e gratificante
perdere tempo sul computer per cercare di "mettere
su un pezzo" per il tanto sperato primo disco, ma
anche qui è oggi altrettanto dura. Uno degli intenti
primari di un corso per dj deve essere, a mio parere,
quello di offrire ai partecipanti la possibilità
di una full immersion con gli strumenti di lavoro top,
ma anche entry level, mettendo a disposizione dei Tools
creati appositamente per apprendere e allenarsi in proprio.
Una mia personale convinzione e quella che si debba mettere
in condizione chi intende intraprendere questa carriera
di saper usare gli strumenti che un domani troveranno
nelle consolle in discoteca, così come è
importante conoscere il proprio "dj set". Una
figura in Italia che sta prendendo piede è il "dj
mobile", un dj in grado di suonare con la propria
attrezzatura in club, pub, disco bar ecc. Una volta bastava
arrivare in discoteca solo con le flight case dei dischi,
oggi essere un "dj mobile" comporta una certa
preparazione, anche tecnica, sulle apparecchiature. In
una mia intervista a Rai Radio Uno, di una ventina di
anni fa, i presentatori di turno affermarono che c'erano
troppi disc jockey, molti improvvisati, e che questa professione
era ancora legata a fattori temporanei legati al successo
momentaneo, tipo il lavorare in un locale di successo,
o agganciarsi a una moda musicale. Credo che a distanza
di tanti anni, non sia cambiato molto. Dialogando tra
colleghi, si lamenta che in molte consolle lavorano, come
qualcuno li definiti i "djetti", che con cd
masterizzati e pochi euro occupano il posto di chi fa
questo lavoro per professione. In confronto agli inizi
di carriera di molti professionisti, che pur di "mettere
quattro dischi" suonavano anche gratis, i "quattro
euro", dei giovani di oggi è già un
gran passo avanti. Ma questo è un altro discorso:
ne parleremo in una prossima occasione...
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Intervista a Piero Fidelfatti pubblicato
su DJ Setup N.2 - allegato a SM Strumenti Musicali n.257
- ottobre 2002". |
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